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Chianciano: Museo delle Acque - Ingresso
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museo delle Acque

Il Museo Civico Archeologico "Delle Acque" è ospitato in un bel edificio ubicato all'inizio di Via Dante, di fronte ad una villa ottocentesca, (Villa Simoneschi) sede della Biblioteca Comunale, immediatamente prima del centro storico. L'esposizione è articolata in sezioni, in cui sono presenti i materiali archeologici scavati nel territorio comunale.


ANTICHITA' ETRUSCHE E ROMANE A CHIANCIANO TERME

Chianciano Terme sorge su un'alta collina che domina a occidente la fertile Valdichiana, già ricordata nella letteratura romana per numerose produzioni agricole. Presso questa località, in connessione con l'importante tracciato viario che collegava l'Etruria settentrionale interna con il mare, dovette sorgere un centro etrusco abbastanza rilevante, che doveva svolgere una funzione di controllo su questa strada, posta lungo la valle dell'Astrone. Un ruolo importante nello sviluppo di Chianciano etrusca ebbero anche le numerose sorgenti, che abbondanti sgorgano presso la città, tanto che la località già nel V secolo a.C. era sede di un culto di Apollo, a cui in età ellenistica (III-II secolo a.C.) si affiancò quello di Diana-Sillene. Nel secolo scorso furono scoperti resti imponenti pertinenti a statue di bronzo di ottima fattura. Più recentemente è stato individuato un altro tempio, posto poco lontano dalla sorgente di Fucoli, per cui sembra lecito supporre la connessione di questo luogo di culto con quella fonte salutare. Le numerose tombe scoperte nelle colline che circondano il moderno centro urbano, mostrano l'estrema raffinatezza della committenza etrusca esistente presso Chianciano. Nelle camere ipogee sono stati rinvenuti vasi di bucchero, ceramiche importate dalla Grecia e sopratutto alcune delle più belle statue-cinerario in pietra fetida. Si tratta di due splendidi monumenti conosciuti con il nome di Mater-Matuta, per la rappresentazione che fá della statua una "dea della maternità", e il gruppo cinerario con defunto accompagnato da un demone alato che tiene in mano il rotolo dispiegato del destino. Ancora in età ellenistica le tombe mostrano ricchi corredi e vasi di bronzo fittili e urne cinerarie in pregiato alabastro.

Negli ultimi anni un crescente interesse per l'archeologia ha portato Chianciano Terme alla ribalta delle cronache, anche per scoperte sensazionali. Nel 1986 erano stati rinvenuti a breve distanza dalla sorgente Fucoli i monumentali resti di un frontone fittile di terracotta con figure 2/3 del vero squisitamente modellate, nobile espressione dell'arte del II secolo a.C.. Più recentemente ricerche sistematiche nella necropoli etrusca in località "La Pedata", hanno rimesso in luce una ventina di tombe, di cui una con un bel soffitto intagliato a cassettoni e dipinto. Queste sepolture erano per la maggior parte già state saccheggiate nel secolo scorso, anche se ognuna di esse ha dato resti più o meno cospicui dei corredi funerari originali. Una delle tombe era però sfuggita agli scavi di rapina ottocentesca ed ha restituito un notevolissimo corredo vascolare. La tomba è stata completamente ricostruita all'interno nel Museo e ne parleremo più dettagliatamente nella spiegazione dello stesso.


MUSEO CIVICO ARCHEOLOGICO DELLE ACQUE DI CHIANCIANO TERME

Il Museo Civico Archeologico di Chianciano Terme è ospitato in un bell'edificio all'inizio di Via Dante, di fronte ad una villa ottocentesca, sede della Biblioteca Comunale, immediatamente prima del centro storico. Il museo è strutturato con una serie di sezioni in cui sono presentate tematiche afferenti alla storia del territorio di Chianciano.La prima sezione del museo è dedicata alla necropoli più importante, non solo del territorio di Chianciano Terme, ma di tutto l'agro chiusino, situata sul versante settentrionale della valle dell'Astrone lungo un'antica direttrice viaria che atttraverso le valli dell'Orcia e dell'Ombrone collegava Chiusi con il mare. Se il più cospicuo finora venuto alla luce è quello situato in località La Pedata, altri lembi di necropoli, relativi con ogni probabilità allo stesso centro abitato ancora non identificato, sono stati individuati in località Morelli, Morellino e Le Piane. Nelle necropoli in località Morelli sono state rinvenute le tombe più antiche, databili negli ultimi decenni del VII secolo a.C:, ma nei dintorni sono stati raccolti anche materiali relativi ad insediamenti di età romana: recentemente vi sono state recuperate alcune tombe distrutte di età arcaica e classica, che hanno restituito vasi di bucchero decorati a stampo, ceramica etrusco corinzia, vasetti miniaturistici, etc., ma la scoperta più clamorosa e quella della tomba principesca di età orientalizzante, scavata nel 1995, che è stata ricostruita a grandezza naturale all'interno di questa sezione del Museo.



Questa tomba, situata lungo il lato meridionale della Vecchia Senese, era presumibilmete coperta da un tumulo distrutto dai lavori agricoli. La tomba principesca era costituita da un atrio munito di celle laterali già violate e da una camera rettangolare con un tramezzo al centro della parete di fondo, davanti al quale sopra un risalto del terreno era posta una colonna, di cui è stato rinvenuto il capitello in arenaria; poichè la tomba era scavata in un terreno poco compatto, il tramezzo non ha sostenuto il peso della copertura in lastre di pietra ( ne rimanevano tracce dell'imposta sulla parete di fondo), che è crollata, sigillando la camera e preservando il corredo, pur danneggiandolo pesantemente. Il ricchissimo "arredo" della tomba comprendeva un ossuario di forma globulare composto da un'unica lamina di bronzo chiuso da un coperchio mediante una centina ed era ricoperto da una sfoglia d'oro priva di decorazione, su cui erano deposti due occhi in osso con pupilla in ambra. Davanti all'ossuario era deposta una trapeza (tavolo) di lamina di bronzo finemente decorato con motivi fitomorfi e zoomorfi di gusto orientalizzante, sopra la trapeza erano deposti dieci vasi in lamina di bronzo, sei calici e quattro coppe col labbro decorato da una fila di perle. Dietro l'ossuario era deposto uno scudo di lamina di bronzo a sbalzo con motivi geometrici. Il resto del ricco corredo, costituito da una trentina di vasi di bucchero decorati per lo più a cilindretto, era deposto nel vano a destra del tramezzo.

Nella stessa sala sono esposti altri corredi funerari, tra cui è da segnalare quello della tomba numero 20 della necropoli in località La Pedata contenente un intero servizio di vasi di bucchero per il banchetto, alcuni dei quali eccezionalmente ornati con una decorazione dipinta in rosso e in bianco. Il corredo comprendeva anche una Kylix (coppa) attica decorata all'interno con una figura di gallo di esecuzione assai raffinata e sull'esterno con un motto in lettere greche, che può essere tradotto con "salute e bevi".

L'esposizione dei materiali delle necropoli di Chianciano Terme continua al piano semi-interrato del Museo, dove, all'interno di cinque piccole celle che si aprono sulle pareti, vi sono alcuni corredi provenienti da tombe etrusche messe in luce nella necropoli di Tolle, presso il valico della Foce, tra cui sono da segnalare alcuni interessantissimi canopi (ossuari con caratteristiche antropomorfe), accompagnati da corredi e oggetti di ornamento personale in bronzo e in ferro. Gli scavi sono stati condotti nel 1996 dalla Direzione del Museo, su concessione del Ministero dei Beni Culturali e Ambientali, ed hanno messo in luce ottanta sepolture costituite per la maggior parte da piccole camere ipogee, da ziri, e raramente da fosse con inumato. Le sepolture si scaglionano per la maggior parte nel corso del VII secolo a.C., con alcune attestazioni alla fine del VI e rare testimonianze riferibili al tardo III secolo a.C.. L'ampiezza della necropoli e la consistenza dei materiali finora recuperati confermano l'esistenza di un ricco potentato locale, forse localizzabile presso l'attuale fattoria la Foce, con funzione di controllo del valico, attraversato da un importante tracciato viario che collegava le città costiere con l'Etruria settentrionale interna.

La sala attigua contiene le collezioni comunali donate al Museo di Chianciano Terme negli ultimi anni, tra cui spicca, per importanza, quella dell'Ingegner Terrosi costituita in massima parte da oggetti scoperti in massima parte nell'Etruria meridionale costiera ed in particolare nel territorio di Vulci, un gruppo di ceramiche a vernice nera ed alcune statuette fittili provengono dall'Italia meridionale, mentre pochi oggetti sona stati rinvenuti nelle necropoli di Chianciano Terme. Il nucleo più cospicuo della collezione è rappresentato da numerose ceramiche di produzione attica di notevole pregio e da un bel gruppo di oreficerie etrusche di età orientalizzante e arcaica. Tra queste spiccano, per la raffinatezza del disegno, una coppa a figure nere con cervo pascente tra due sirene, una grande anfora con la figura di Ercole in combattimento contro le Amazzoni e lo splendido Stammos a figure rosse raffigurante il ratto di Tetide. Sul lato principale è la scena di rapimento della divinità da parte di Peleo, con efficace caratterizzazione del racconto, e sull'altro le sorelle Nereidi spaventate attorno al padre Nereo. Il vaso è opera del pittore di Syleus. Tra le ceramiche etrusche, oltre ad alcuni vasi di bucchero, sono da segnalare due olpai etrusco-corinzie ed una bella anfora con giovani in corsa opera del pittore di Micali, attivo a Vulci sullo scorcio del VI secolo a.C.. Meno pregiati, ma di notevole interesse per la storia del nostro territorio, sono i materiali donati da Marcello Palazzi provenienti per la maggior parte dalla zona del Monte di Cetona e di Sarteano. La collezione comprende diversi frammenti e alcune ciotole provenienti dall'area di Belverde, mentre da Sarteano provengono due ossuari, diversi piccoli vasetti d'impasto, alcuni vasi di bucchero, pochi esemplari in ceramica dipinta e alcune fibule di bronzo recuperate nelle saccheggiate necropoli di Solaia e dell'Aiola. Altri materiali sono stati scoperti presso La Foce e in località Morelli presso Chianciano Terme.I materiali della collezione Secchi Tarugi, che effettuò nel 1960 una breve campagna di scavo in località Casa al Vento a 685 s.l.m. tra Montepulciano e Chianciano Terme, mettendo in luce un lungo tratto delle mura in blocchi di pietra pertinenti ad un insediamento fortificato situato sulla sommità della collina, già parzialmente indagato nel secolo scorso da L.Mieli, proprietario del luogo, il quale aveva riportato alla luce i resti di alcuni edifici e due pozzi molto profondi, in cui erano stati rinvenuti alcuni bronzetti schematici del II secolo a.C., frammenti di antefisse a testa di gorgone e a maschera silenica, numerose ceramiche a vernice nera e pesi da telaio: Fu inoltre recuperato il corredo di una sepoltura a ziro e solo parzialmente quello di una piccola tomba a camera confermando lo stretto legame di questa località con l'area chiusina.Un altro piccolo gruppo di oggetti, esposti in questa sala, provengono dalla donazione della Signora Casini tra i quali la bella ansa di bronzo proveniente da Chianciano, mentre gli altri materiali sono tipici di tombe dell'Etruria meridionale, tra questi di notevole interesse, l'olla stamnoide decorata a cilindretto.Altri materiali sono presenti nelle collezioni comunali tra i quali quelli della raccolta di Ottavio Simoneschi, pervenuti con l'acquisto della villa omonima. E' da segnalare un piccolo corredo ceramico pertinente ad una tonba della fine del VII secolo a.C., scoperta in alcuni terreni lungo la strada denominata Vecchia Senese.

La seconda sezione accoglie la ricostruzione di due ambienti della fattoria tardo-etrusca di Poggio Bacherina (III-II sec.a.C.), destinati alla produzione e alla conservazione del vino contenuto all'interno di grandi dolia allineati lungo le pareti della cella vinaria, rigorosamente ubicata sul lato settentrionale dell'insediamento, come consigliavano le fonti agronomiche antiche, in quanto i venti freddi del Nord favorivano una migliore conservazione.

Nella contigua terza sezione è esposta la testa virile barbata, II sec. a.C., rinvenuta a poca distanza dalla sorgente salutare de "I Fucoli" situata lungo la valle del torrente Astrone, cioè lungo la via di comunicazione che collegava Chiusi con il mare. La decorazione ornava un edificio sacro in materiale deperibile, forse dedicato ad una divinità salutare connessa alla vicina fonte. Gli scavi hanno permesso di recuperare alcune statue e il bellissimo acroterio laterale costituito da una figura di genio femminile alato (immagine di presentazione del Museo). Il genio, modellato a rilievo, è raffigurato nell'atto di spiccare il volo verso destra con un Kantharos nella mano sinistra abbassata e la destra accostata al volto in un gesto di sorpresa o allarme. La figura è nuda, con un mantello drappeggiato sul braccio destro, che, passandole dietro il busto, le si avvolge attorno alla gamba sinistra; ha un diadema alato, orecchini con pendente, una collana con pendenti a goccia, armille alle braccia e calzari ai piedi.Nelle altre vetrine sono presentati altri materiali dello stesso complesso, tra cui alcuni oggetti culturali, bronzetti e per i sacrifici.

L' ultima sezione è dedicata ai monumenti di età romana esistente nel territorio di Chianciano Terme: una monumentale cisterna conosciuta con il nome di "Camerelle" e il monumentale complesso termale in corso di scavo nella centralissima località di "Mezzomiglio".La collina occupata dalla cisterna romana delle "Camerelle" era sede di una piccola necropoli etrusca con tombe a loculo, già individuata nel secolo scorso. Le ricerche intrapprese nel 1985 hanno consentito di mettere in luce una di queste sepolture databile alla fine del III e decenni iniziali del II secolo a.C., distrutta dai lavori agricoli.

In località "Mezzomiglio", in pieno centro di Chianciano Terme, è in fase di scavo, condotto dall'Università americana dell'Arizona, un piccolo edificio ad uso termale orientato ad est, composto da più ambienti fra cui sono identificabili con certezza due piccole vasche: una di forma semi-circolare e l'altra di forma quadrata. Il complesso termale, di notevoli dimensioni, sembra databile al II secolo a.C..

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